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Giulio Paolini   LES FAUSSES CONFIDENCES / 5 dicembre


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12 litografie del 1983 in cartella, esemplare numero 80/100.

1 L'exile du cigne
2 L'origine della pittura
3 Il ponte dei suicidi
4 Hierapolis
5 Casa di Lucrezio
6 Platea
7 Cythère
8 I trentasei poeti immortali
9 Mnemosine
10 Scene di conversazione
11 The private life
12 Melanconia ermetica

Il titolo della mostra è lo stesso della commedia di Pierre de Marivaux (1737), in cui false confidenze sono in realtà rivelazioni di falsi segreti, e in cui il grande potere del linguaggio condiziona l'apparire e il vero essere, mantenendo un'ambiguità di fondo.
Rette e diagonali che si intersecano, un disegno geometrico che rivela il bisogno di equilibrio e stabilità, intorno ad immagini antiche ( la figura ritratta è “L'uomo indifferente” di Watteau), forse appunto per temperare i “tormenti” dell'artista ( come di tutti gli artisti): artista che è “sospeso nel vuoto” ambiguo, e si dà una ragione di esistere, non rispondendo, ma proponendo figure che ci è dato solo di constatare.

Paolini rielabora lo stesso tema in modi diversi, con variazioni minime, talvolta più recepibili, ma che si legano alla storia, al mito, alla filosofia, anche al problema dell'attesa ed a quello eterno della rappresentazione. Un' analisi precisa in ogni frammento, con riferimenti e significati di maggior interesse per uno studioso, ed enigmi metafisici di non immediata risoluzione per tutti. Egli evoca un mondo complesso, e, nello stesso tempo, invita ad avvicinarsi, guardare e lasciarsi avvolgere dall'opera, poiché “l'arte fa da sé”, è lontana dall'attuale “idolatria della comunicazione”, ed è in grado di rendere tutto contemporaneo.

L'artista agisce nel quadro, ma alla fine è il quadro ad essere autonomo e l'arte rimane lo spazio di condivisione della bellezza, che rende superflua la differenza tra passato e presente. Un esercizio introspettivo, una meditazione sulla dimensione dell'arte, sulla sua classicità senza tempo e sulla prospettiva senza punto di fuga, per lui che da sempre si interroga sulla propria funzione : non deve essere attirato né coinvolto, è l'opera stessa che gli appare, lui non deve commentare, lui non deve mettere in evidenza sé stesso, lui è un testimone. “Cosa dovrei amare, se non l'enigma”? Così parlò De Chirico, ammirato da Paolini.

Esiste l' incanto di una bellezza mentale , in un gioco di rimandi fra autore (che utilizza con ironia gli strumenti: dalle riproduzioni fotografiche, i collages, i disegni, ai calchi della statuaria), opera e spettatore. Paolini è schivo, un teorico dell'assenza, armato solo di “desiderio e di idealismo” ; è stato definito “l'illuminista che non c'era”, artista della perfezione geometrica, per il quale la struttura dell'arte ha una dimensione platonica molto attraente anche se impalpabile, da indagare nei confronti della storia delle immagini e del loro rapporto con lo spettatore.

Giulio Paolini, uno dei maggiori esponenti dell'arte concettuale italiana, nato a Genova nel 1940, risiede e lavora a Torino. Grafico, ha affiancato fin dall'inizio la sua ricerca a particolari riflessioni scritte, raccolte in volumi molto curati. Ha esposto per la prima volta nel 1961, in una collettiva, e in una personale nel 1964. Il suo lavoro è stato rappresentato in numerose collezioni pubbliche e private italiane ed internazionali . Ha realizzato sin dal 1969 importanti scene e costumi teatrali.

 

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